Carelli Consalvo

Napoli 1818 – 1892

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gonsalvo o Consalvo o addirittura Gonzalvo.

Il pittore fa parte di una stirpe di artisti, tutti di rilevante spessore, vanno citati il padre, Raffaele, anch’egli uno degli esponenti della Scuola di Posillipo, il quale lo iniziò all’arte; i fratelli Achille, Gabriele e Giuseppe ed i nipoti, Salvatore e Conrad. Egli manifestò il suo talento sin da giovanissimo, espose, infatti, per la prima volta nell’Esposizione del 1830, a soli dodici anni.

Per perfezionare la tecnica dell’acquarello, che sarà in seguito da lui prediletta e al quale farà raggiungere la massima espressività, frequentò lo studio del pittore inglese William Leicht; fu in questo periodo, inoltre, che anche i suoi temi si arricchirono, infatti ai soggetti pastorali ed arcadici furono aggiunte vedute paesaggistiche e marine.

Il suo successo crebbe sempre più, solo un triennio più tardi fu premiato con la medaglia d’argento per l’acquerello Piazza Vicaria, il quale, tra l’altro, fu acquistato dalla Regina Isabella, di riflesso iniziò ad essere elogiato e “protetto” da gran parte della nobiltà partenopea. Anche questa è una nota che lo differenzia dagli altri pittori di cui si parla in questa trattazione, quasi tutti costretti a guadagnarsi faticosamente da vivere, vendendo ogni tanto dei quadri, oppure andando via verso mete decisamente più fruttuose della difficile (artisticamente e non) Napoli.

Nel 1837 ottenne il pensionato per Roma, città in cui potè ampliare le proprie conoscenze artistiche e dove, in contatto coi paesaggisti della campagna romana e gli artisti dell’Accademia francese, compose numerose cartelle di scorci paesaggistici di Roma e dei dintorni laziali.

Ritornò a Napoli nel 1840, ma si trattenne poco, ebbe solo il tempo di dipingere la Solfatara, opera che si inserì tra quelle del Palazzo Reale; in seguito le cronache lo vogliono a Parigi, ma restano ancora del tutto contrastanti i pareri che riguardano la sua andata nella capitale francese: scappava alla milizia borbonica, ricercato per aver preso parte ai moti rivoluzionari, o grazie alla benevolenza della Regina Madre Isabella fu introdotto a corte? Certo è che anche lì il suo talento si fece conoscere ben presto. Vinse una medaglia d’argento nel 1842 per la prova di paesaggio e l’anno dopo addirittura il primo premio, cioè la medaglia d’oro, al concorso indetto dal museo del Louvre, e fu ricoperto di incarichi dall’alta società francese, il quale non faceva altro che osannarlo.

Nelle opere presenti alla retrospettiva, Spiaggia di Capri, Il Vesuvio dai Camaldoli, Spiaggia di Mergellina, Collina di Vietri, Case ad Amalfi, Veduta di Sorrento, Ponte a Ravello, L’antica torre di Sora, Taormina vinai ambulanti e Trinacria, solo alcuni dei capolavori in mostra, si comprende bene cosa colpiva il pittore e lo ispirasse alla composizione di queste vedute troppo spesso, e forse a torto, giudicate da una certa critica solo illustrative, ma in cui la felice capacità tecnica e la poetica paesaggistica, tema fondamentale nella Scuola di Posillipo, lo collocano molto vicino al Gigante e in alcuni acquarelli, mescolando la materia con altre sostanza, tra cui la glicerina, ottiene

la forza dell’olio .

Nonostante i suoi numerosi viaggi e soggiorni all’estero, comunque, restò sempre fedele ai dettami della tradizione vedutistica del posillipismo e, probabilmente, fu proprio questo il suo punto di forza che gli permise in poco tempo di costruire una raggiante e solida carriera, fino al 1900, anno della sua morte, fu un instancabile produttore di cartelle, anche se l'ispirazione si andò progressivamente indebolendo, lasciando spazio all'ambito decorativo.

La testimonianza della sua grande fama è rappresentata dalla presenza delle sue opere in importanti musei europei, la Galleria di Versailles, il Palazzo Reale di Parigi, l’Ermitage, nonché in importanti e preziose collezioni private, soprattutto inglesi. In Italia, invece, numerose sue opere sono, ovviamente, a Napoli, al Museo di Capodimonte, di San Martino e al Palazzo Reale; al Museo Correale di Sorrento, a Roma alla

Galleria d’Arte Moderna ed, infine, alla Pinacoteca Civica di Giulianova.

 

2002      Dal vero il paesaggismo napoletano da Gigante a De Nittis - Palazzo Cavour - Torino

 

 

 

 

Bibliografia.

Massimo Ricciardi, La costa d’Amafi nella pittura dell’ottocento, De Luca editore Salerno 1998

Renato Ruotolo,La scuola di Posillipo, Franco di Mauro Editore, Napoli 2002

A. Schettini, La Pittura napoletana dell’ottocento Editrice  E.D.A.R.T. Napoli  1967

M.A.Pavone, Napoli scomparsa nei dipinti di fine ottocento, Newton Compton Editori, Roma 1987