Gemito Vincenzo
Napoli 1852 - 1929

Il grande scultore napoletano nacque nel 1852 nella sua città dove visse tutta la sua lunga e tormentata vicenda artistica ed è noto per i piccoli deliziosi bronzi che rappresentano spesso popolane, " scugnizzi " e piccoli pescatori raccontati con una vivezza che mitiga il rigoroso " verismo " del modello. Bellissimi ritratti e autoritratti hanno anche testimoniato un Gemito eccelso disegnatore di una perfezione formale quasi tardo rinascimentale. Un tratto " classicissimo " ma sempre immediato, nervoso e profondamente plastico. Allievo di Stanislao Lista, mostrò un talento molto precoce e si impose presto " caposcuola " nel vasto panorama della scultura italiana del secondo Ottocento, che andava perdendo sempre più di aggressività raffreddandoli in un accademismo di comodo che preferiva la pericolosa attrazione del " mestiere " alla vera inventiva artistica. Molto apprezzato a Parigi, Gemito fu presente alla famosa Esposizione Universale del 1900 con ben quindici bronzi e diversi disegni, acquarelli e pastelli. Sue opere si trovano nelle gallerie d'arte moderna di Roma, di Torino, di Firenze (dove è presente anche nel museo del Bargello) ed a Napoli a S. Martino. L'opera che lo fece soffrire enormemente ed aggravò in modo irreversibile la malattia mentale che lo portò ad una pur feconda follia nell'ultima parte della sua vita, fu l'incarico per la realizzazione della statua di Carlo V d'Asburgo in una delle nicchie esterne del Palazzo Reale di Napoli. Non avendo dimestichezza con il marmo, il Maestro si avvalse di sbozzatori che avrebbero dovuto eseguire il bel bozzetto in gesso (all'Accademia di belle arti di Napoli, fuso in bronzo) aumentandone le dimensioni fino a quelle richieste dalla committenza. Purtroppo gli sbozzatori sbagliarono il rapporto delle braccia rimpicciolendole e deformandole, sebbene di pochissimo, le proporzioni del bozzetto. La serena follia che attanagliava la mente di Gemito negli ultimi anni, e che lo costringeva a plasmare di continuo un pezzo di cera rossa con le dita ossute e tenaci, non gli impedì di lavorare con lena sempre crescente rinchiuso nella sua stanza dove oltre che lavorare, dormiva e consumava i suoi pasti e raccontava ai visitatori dei suoi incontri notturni con Michelangelo per sostenere estenuanti gare di disegno delle quali esibiva poi le ottime prove di impegno grafico effettivamente... michelangiolesche. Morì nel 1929 già considerato dalla critica il maggiore scultore napoletano dell'Ottocento e tra i maggiori del suo tempo.
Opere: Museo del Bargello - Firenze
Coll. Sanpaolo Banco di Napoli
Galleria d'Arte Moderna – Roma
Bibliografia:
Salvatore di Giacomo - Gemito - F.Giannini Napoli ,1905
Alberto Consiglio - Vincenzo Gemito - Istituto Nazionale L.U.C.E.,1932
Carlo Siviero - Gemito Morano Editore Napoli ,1953
Bruno Mantura - Temi di Vincenzo Gemito - De Luca Edizioni d'Arte – Roma
A. Schettini, La Pittura napoletana dell’ottocento Editrice E.D.A.R.T. Napoli 1967