ANNI CINQUANTA |
Gli anni Cinquanta furono molto duri per Napoli; le condizioni economiche e sociali della popolazione erano disagiate a causa della guerra, esperienza ancora vicina che aveva provocato danni ingenti. |
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Lettera di Carlo Striccoli a Nello Ammendola |
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Per aver più chiara la condizione artistica partenopea va citato anche un articolo pubblicato da Girace su «Il Mattino illustrato»:
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Il pittore Rubens Capaldo |
Il pittore Amerigo Tamburrini |
Giunge nel bar qualche sera con il suo profilo dantesco il pittore Di Marino, che ha dipinto, credo, tutte le strade di Napoli. Le apparizioni di Carlo Striccoli sono molto rare. Egli pur appartenendo alla repubblica del Vomero, e pur sottostando ai decreti e alle leggi che questa emana, trascorre il suo tempo chiuso nello studio di Villa Haas, dove spesso vanno a trovarlo amici ed amatori d’arte con i quali si impegna spesso in discussioni focosissime sulla pittura. Striccoli è scontroso ed ombroso: non partecipa alla vita attiva della repubblica, e la sera se ne va in giro solo, come Derain per i cinematografi. Fanno parte “geograficamente” della repubblica anche Eduardo Giordano detto “Buchicco”, Ettore di Giorgio e Barillà. Lo scultore Tizzano vive solitario al Vomero vecchio nella Torre della Madonna, tra i fervori creativi e meditazioni filosofiche, che trascrive sulle pareti nella sua fucina come un monito per il visitatore. Molti di questi amici l’altra sera appunto erano presenti nel bar “Franca” dove fra frasi monche ed epiteti si metteva a soqquadro un pò tutta l’arte italiana, e particolarmente quella napoletana. Giungevano intanto nella piccola sala alcuni amatori d’arte, Natullo, Navarra, Apuzzo in nobile gara ad accrescere la propria pinacoteca. Il bar era affollato, ma i pittori imperterriti continuavano le loro discussioni. La ragazza del banco ascoltava quegli strani discorsi e udiva i nomi per lei ancora più strani, de Chirico, Carrà, Morandi, Tosi, Carena, Soffici, Scipione e Casorati […] poi vennero fuori altri nomi, a lei più noti, Brancaccio, Ciardo, Giarrizzo, Crisconio, Vittorio, Cortiello, Fabricatore, Gatto, Parente, Notte,Tamburrini, Capaldo, Bresciani, Viti, Villani, Ferrigni, eccetera. Ella sapeva benissimo che erano nomi di artisti, che appartengono alla «repubblica bassa» [...] . Essa ha per palazzo del governo l’Accademia di Belle Arti. Terribile è codesta repubblica con il suo “mandarinato” e le sue ambasciate di Roma e di Milano. Ne fanno parte integrale Brancaccio Giarrizzo, Ciardo, Notte, Russo, Lalli e gli scultori Parente, Monteleone, Mennella, nonché i giovanissimi Amoroso, Venditti e Barisani. Pare che esista, ed ormai da anni, una certa rivalità tra la «repubblica alta» e «la repubblica bassa». Chi non ricorda i luculliani simposii nella trattoria Sica? Giungevano i plenipotenziari ad uno ad uno nella sala fumosa tra l’odore delle vivande e indugiavano in liete conversari fino a notte inoltrata; e la pace era fatta. Parole affettuose, attestati di stima, accordi unanimi, buoni propositi per l’avvenire, solenni dichiarazioni. Ma la guerra, dopo pochi giorni, ricominciava daccapo inesorabile. Crisconio allora batteva le campagne del Pascone, ed era un fuorilegge con i suoi amici Vittorio, Ferrigno, Tamburrini. Viti, neutrale, amico delle due repubbliche, assisteva alle lotte cercando spesso di conciliare le parti, mentre Cortiello inviato speciale di guerra, correva, barbuto come un fauno, in automobile dall’uno all’altro campo. Tutte queste “cronache repubblicane” la gente le ignora, e forse non sa nulla delle lotte sostenute da questi eroi dell’ideale nelle grandi competizioni nazionali ed internazionali, quando tutti insieme, quelli della repubblica di sotto e quelli della repubblica di sopra, cessate le ostilità, prendevano posto in una vettura di seconda o terza classe e raggiungevano Roma o Venezia per cimentarsi con i campioni delle altre città d’Italia» (P. Girace, Vita e miracoli dei pittori, in «Il Mattino illustrato», 20 aprile 1947). |
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Il pittore Francesco Galante |
Un appunto di Galante |
E’ interessante, inoltre, l’originale sonetto di Vincenzo Ciardo, scritto nel 1950, a seguito della sua mancata partecipazione alla Biennale: |
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Io vorrei che la Biennale Vorrei pur che la Biennale Poscia chiedo ai commissari O, non forse, miei signori, All’opposto è vero artista
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Gli artisti meridionali, pur consapevoli delle tendenze socio-politiche del dopoguerra, scelsero autonomamente di continuare il “proprio” percorso artistico, dettato anche da una matrice culturale ben diversa da quella nazionale. Il “ritardo” che spesso gli è stato imputato consiste essenzialmente nella loro libera scelta di non seguire correnti che non sentirono proprie. Purtroppo chi non si “convertiva” era escluso. |
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Vanno citate, oltre al sonetto, anche alcune lettere scritte dallo stesso Vincenzo Ciardo nel 1932 e indirizzate al pittore Giovanni Brancaccio. Queste lettere ci chiariscono la condizione degli artisti napoletani in quegli anni. Essi dovettero costantemente combattere l’esclusione dai giochi politici artistici nazionali unicamente restando legati al carrozzone di Barillà. Per loro cominciò in quegli anni una vera e dura battaglia per dimostrare alla critica il proprio valore. |
Gagliano del Capo (Lecce), 1 agosto 1932 Carissimo Giovanni |
Gagliano del Capo, 31 agosto 1932
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Lo scultore Giovanni Tizzano |
« Al Vomero la Montmartre del sud»,di Mario Stefanile |
ANNI SESSANTA |
Il percorso di una galleria è scandito dall’evolversi del gusto dei suoi frequentatori. Gli anni Sessanta furono anni di vero fervore per la pittura moderna e di conseguenza sia la Galleria che gli artisti godettero di un riscontro economico che lenì gli anni di dura sofferenza. |
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Il «Premio Koh–i-Noor per il disegno», da sinistra: Ammendola, il gallerista Cairoli, Chiancone, Schettini, Fabbricatore; dietro Bresciani e la Cilibrizzi. |
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Premio Koh-i-Noor: a sinistra in secondo piano Armando de Stefano. |
Sempre nel 1961 venne allestita una personale di Verdecchia seguita da quella di Nicola Fabricatore (Napoli 1888- Roma 1962), un altro interessante artista nel panorama del Novecento. Nel 1962 la Galleria dedicò un’attenzione maggiore al primo Novecento con le retrospettive di Villani, Crisconio, Giarrizzo e Ricchizzi e le personali di Capaldo, Vittorio e Chiancone. |
Mostra artisti napoletani alla Galleria Giosi, Roma. da sinistra: Nellino Ammendola, Sara e Aldo Marra, Rubens Capaldo.
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Galleria Narciso, Pittori napoletani contemporanei.
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Nel gennaio del 1969 Federico Rossano (Napoli 1835- 1912), altro protagonista di questa feconda stagione artistica napoletana, trovò posto alla Mediterranea in una retrospettiva con ventitré opere. |
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Mario Cortiello |
Antonio Bresciani |
ANNI SETTANTA |
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Gli anni Settanta furono anni di contestazione: l’economia non era più fiorente come nel decennio precedente, vennero a mancare Brancaccio, Ciardo, Galante, Vittorio, Mercadante e lo scultore Tizzano, dunque una generazione scomparve. |
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Mostra per i lavori al Cantiere Pellegrino Galleria Mediterranea, luglio 1972. |
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I dipinti furono incorniciati nei cantieri stessi. All’invito risposero 84 pittori fra questi Barisani, Lippi, Capaldo, De Stefano, De Siato, De Ruggiero, Girosi, Lezoche, Longobardo, Notte, Pedicini, Perez, Pisani, Ricci, Spinosa, Tatafiore, Vitagliano, Perilli, Angeli, Accardi, D’Orazio, Treccani. |
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| Guttuso alla Galleria Mediterranea, 1975 | Mostra di R. Guttuso: sulla destra il dipinto "la grande muraglia", si riconoscono: Paolo Ricci, R. Guttuso, C. Alfano, Elio Waschimps e A. Ammendola. |
Guttuso ha esposto alla Mediterranea in collettive nel 1957 (con Striccoli, Sironi, Rosai e Omiccioli) e nel 1979 (con Mignieco, Maccari, Gentilini, Cassinari). Allo scultore Giovanni Tizzano (Napoli 1889- 1975), la Galleria, tra gli anni ‘70 e ‘80, dedicò diverse personali. |
Tizzano - Emozione |
In questi anni Lea Vergine propone una particolare ed interessantissima mostra “ Napoli ‘25/’35 “ presso la Galleria Il Centro e ci sembra opportuno riproporre l’introduzione del catalogo. È difficile — ancora oggi e anche per chi ne vive ormai fuori — scrivere di Napoli senza passione e rabbia insieme; senza rimpianto per tutte le opere distrutte, disperse e maltrattate, opere sopravanzanti il loro tempo rispetto al loro ambiente; senza l'umiliazione di constatare come tutti i grossi problemi del Meridione rimangano irrisolti e come quasi tutti i napoletani che hanno finito col rimanervi, siano stati offesi e prosciugati da una città che non è più neanche vivibile come tale; senza dolore insomma... |
da sinistra: Nellino Ammendola, Alberto Chiancone, Elio Waschimps, Arturo Fratta. |
continua in Storia pag.3 |