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Mostre anno 2009
 

 

Il volto/la verità - Achille Cevoli a Napoli

Martedì 13 gennaio, ore 18.00

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La Mediterranea Arte è lieta di presentare "IL VOLTO / LA VERITÀ", esposizione personale dell’artista napoletano Achille Cevoli. Otto light box per una riflessione sui caratteri antropologici dell’uomo contemporaneo svolta attraverso i volti degli operai che lavorano alla costruzione della Linea 1 della Metropolitana di Napoli.

Volti intensi ed eloquenti, ritratti in un essenziale bianco e nero, cui si sovrappongono il colore e la trasparenza delle tessere di vetro, le bande colorate o elementi urbani e meccanici, che ne sottolineano i dettagli e le espressioni. Cevoli, impiegato negli uffici tecnici della metropolitana, coglie la realtà umana degli operai impegnati a costruire le “stazioni dell’arte” in una galleria di ritratti che ne identifica l’essenza attraverso i segni sedimentati sul volto di ciascuno e contamina la modernità –evidente nell’uso del mezzo digitale e nei supporti stessi delle immagini, stampate su alluminio e perspex – con la tradizione, legata soprattutto alla tecnica del mosaico ed all’attività manuale necessaria alla realizzazione di ogni singola opera. Una tecnica e una manualità che l’artista sperimenta da tempo, e che si ritrova nell’opera “Luce in volo” incastonata nelle pareti della stazione “Rione Alto” della Linea 1.

Copertina catalogo mostra
 

«L’impegno quotidiano nei cantieri della costruenda Linea 1 della metropolitana di Napoli mi porta inevitabilmente a cogliere aspetti e situazioni con occhio diverso, riletture della realtà che io cerco di rappresentare attraverso il linguaggio estetico. Fin da quando lavoro in questo settore, quasi trent’anni, ho guardato con profonda attenzione i volti degli operai, i “segni” che su di essi si leggono sono netti, tangibili, inconfondibili. Questi volti sono per me detentori di verità e diventano pretesto per intraprendere un percorso speculativo sull’immagine e sui caratteri antropologici dell’uomo.
Negli anni ‘70 Pier Paolo Pasolini scriveva: Ciò che resta originario nell’operaio è ciò che non è verbale: per esempio la sua fisicità, la sua voce, il suo corpo. Il corpo: ecco una terra non ancora colonizzata dal potere. (”da Saggi sulla politica e sulla società”).
Penso che oggi anche la fisicità del corpo sia colonizzata dal potere del mondo globale, conquistato dalle prospettive seducenti di un’estetica dell’immortalità. Al cybercorpo si ribella solamente il corpo dell’operaio, esso solo riesce a salvaguardare nella sua naturale struttura i segni antichi dell’uomo contemporaneo».

Achille Cevoli

 

 

Ottocento e Novecento napoletano

Mercoledì 11 febbraio, ore 18.00

 
 
Come ogni anno La Mediterranea Arte propone una mostra storica sull'arte napoletana dell800 e del primo 900. L'esigenza nasce per far conoscere soprattutto alle nuove generazioni taluni artisti d'indiscussa qualità che hanno avuto la sfortuna di operare in un territorio che non ha saputo valorizzarli, ancora oggi nonostante la presenza degli stessi sul mercato nazionale e addirittura per l'800 su quello Internazionale. Da oltre quarant'anni aspettiamo che la città di Napoli offra una sede per dare una giusta sistemazione alle opere dell'800, per intenderci la famosa Scuola di Posillipo e quella di Resina e soprattutto agli artisti della prima metà del 900 che furono presenti a quasi tutte le Biennali di Venezia, alle Quadriennali Romane e ai maggiori premi dell'epoca i quali paradossalmente sono presenti nelle maggiori pinacoteche del centro e Italia settentrionale e qui nella loro terra d'origine o di lavoro siano del tutto dimenticati. La mia non è una polemica ma una constatazione, soprattutto per una città che si propone come fermento delle arti contemporanee, mi sembra inopportuno la necessità di stroncare il passato per esaltare il presente. Ogni forma d'arte ha avuto il suo tempo e va letta in quell'ottica, ma spesso un represso provincialismo, ha sempre chiuso le porte alle nostre radici culturali. Sperando che le cose cambino, nel nostro piccolo abbiamo scelto una trentina di opere di elevata qualità.
  Gennaro Villani - Interno di famiglia
 

La rassegna comprende opere di Giacinto Gigante con "Lavandaie a Ravello", Michele Cammarano con "Figura", Attilio Pratella con "La spiaggia della marinella", Vincenzo Migliaro con "Giocatori di carte", Pietro Scoppetta con "Place dell'Opera", Luigi Crisconio con "Elisa in giallo", Gennaro Villani con "Interno di famiglia", Emilio Notte "Ballerino a riposo" titolo con cui erroneamente compare nelle pubblicazioni ma che, in effetti, è Maria Palliggiano moglie e valente artista di Notte, dalla cui storia la regista Silvana Maja ha tratto il film "Ossidiana", Carlo Verdecchia con "Sul balcone"del 1936, una delle sei opere presentata alla XXIII biennale di Venezia in una sala personale, Rubens Capaldo con Nudi, Manlio Giarrizzocon una "Natura morta" del 40, Gaetano Bocchetti con "Dopo il bagno" del 1919, Mario Cortiello con "Lo sposalizio" del 1945, Mario Vittorio con "Il guardiano" opera del 33 che Lea Vergine espose nella storica mostra da lei curata Napoli "25/33" alla galleria Il Centro di Napoli, Raffaele Lippi con "Il Cardinale" esposto alla mostra del 2004 a Castel dell'Ovo. Si ringrazia Anna Lucia Cagnazzi per la valida collaborazione nella ricerca delle opere.

 

 

Paolo La Motta - mostra personale

Mercoledì 5 marzo, ore 18.00

 

Gli spazi, gli oggetti e gli abitanti della cronaca quotidiana divengono, nell'immaginario dell'artista, il termine di riferimento definitivo,ultimo ed esaustivo per una felpata pittura dello sguardo che trova la sua cifra definendo assorti scenari della realtà.

Giorgio Seveso

 

 

 

 

Scultori a Napoli tra Ottocento e Novecento

Mercoledì 14 aprile, ore 18.00

 
a cura di Isabella Valente
 
Parlare di scultura napoletana fra Otto e Novecento sembra finalmente che sia quasi all'ordine del giorno, e dico 'finalmente', perché gli studi indirizzati a questo argomento, che più o meno dalla metà dell'ultimo decennio del secolo appena trascorso procedono con grande fatica, oggi trovano piena soddisfazione. A differenza degli anni precedenti, in cui le iniziative erano più sporadiche, soprattutto in assenza di una volontà istituzionale e accademica di disciplinare in maniera sistematica lo studio di questa materia, se esaminiamo quest'ultimo triennio, vediamo come le occasioni per parlare di scultura meridionale si siano moltiplicate. A cominciare dalla donazione, con conseguente esposizione e catalogo, di un nucleo di gessi di Francesco Jerace al Comune di Polistena, paese natio dello scultore ottocentesco, da parte degli eredi. L'anno seguente, 2007, è stata la volta di Giuseppe Renda, tornato all'attenzione grazie alla donazione al Comune di Napoli di un gruppo di lavori anche in questo caso ad opera dei discendenti dello scultore calabrese, cui sono seguiti mostra e catalogo. Negli ultimi mesi del 2008 la Pinacoteca Provinciale di Bari ha acquisito una serie di gessi di Gaetano Stella, scultore barese del primo Novecento: alla conoscenza dell'artista hanno poi contribuito un'esposizione con relativo catalogo e successivamente una monografia dell'intera sua opera . È di recente pubblicazione il volume di Christine Farese Sperken sulla scultura monumentale in Puglia nei secoli XIX e XX; risale, invece, soltanto a pochi giorni fa l'inaugurazione dell'esposizione di Vincenzo Gemito, organizzata dal Polo Museale napoletano al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes.

L'apertura della mostra in oggetto che si terrà nei locali della galleria di Napoli "La Mediterranea arte " di Saverio Ammendola , dedicata ad alcuni scultori a cavallo fra Otto e Novecento in ambito napoletano, è, dunque, un evento che ha una duplice valenza: da una parte la rilevanza storica degli artisti e delle opere; dall'altra la conferma del rinnovato interesse per la scultura meridionale anche in ambito collezionistico. Ciò significa che se da un certo tempo gli studi stanno rivalutando il mondo della scultura almeno in quei cento anni che vanno dalla metà dell'Ottocento al secondo dopoguerra, il collezionismo contemporaneo, che ha sempre accordato le sue preferenze alla pittura, sta ora aprendosi anche in direzione delle opere plastiche.

La mostra che oggi è costituita in massima parte da un nucleo di opere proveniente dalla privata raccolta di Nino Rapicavoli (Chines Collection), appassionato collezionista d'origine siciliana,e da opere provenienti da altre raccolte private. La rassegna comprende opere di D'Orsi, Aurisicchio, Barbella, Chiaromonte, De Micheli, Parente, Frascione, Amendola, Tizzano, Gemito, Amoroso, Tomati, Belliazzi, Jerace, Renda, Rossi.

 

 

Paolo La Motta .... "VISIONI"

Mercoledì 22 luglio

 

presso l'Abbazia Benedettina di San Salvatore Telesino

Con il patrocinio del comune di San Salvatore Telesino (BN)

 
 

 

NOVECENTO

Mercoledì 23 settembre, ore 18:00

 

saranno in esposizione opere dei seguenti artisti:

G. Brancaccio, A. Bresciani, L. Crisconio, C. Catelli, A. Chiancone, E. Cajati, R. Capaldo, N. De Corsi, P. La Motta, R. Lippi, E. Notte, C. Striccoli, F. Testa, C. Verdecchia, A. Viglione, G. Villani, M. Vittorio, E. Waschimps .

Luigi Crisconio - Casolare - olio su tavola - cm 30 x 40  
 

 

CESARE SIBONI - Mostra personale

Mercoledì 21 ottobre, ore 18:00

 
 
Cesare Siboni presenta la sua prima mostra personale alla "Mediterranea" omaggiando la simbologia riferita ad un'antica civiltà, l'antica Anatolia (7000 - 3000 a.C.) in cui le donne avevano un ruolo dominante: la vita era governata da una Grande Dea, simbolo di nascita, morte e rinnovamento.
  Pudicizia, olio su tela - cm 115 x 130
 

 

ELIO WASCHIMPS - PATRICK LEMKE

Due pittori, due generazioni, due culture che s'incontrano

Mercoledì 11 novembre, ore 18:00

 
E. Waschimps: "IL GIOCO", cm 50 x 50 - olio su tela P. Lemke: "TRACER", cm 60 x 60 - olio e lacca su tela
 

L'amicizia e l'amore per la pittura che lega Saverio Ammendola e Andreas Ryll ha permesso lo scambio di artisti di due grandi centri culturali: Berlino e Napoli. Dunque, per la prima volta in Italia, saranno presentate, in una 'doppia personale', l'ultima produzione di Patrick Lemke, artista canadese trapiantato a Berlino, con le opere del grande maestro napoletano, Elio Waschimps.

Elio Waschimps (nato nel 1932 a Napoli dove risiede tuttora) è tra le proposte più impegnative e tra le più suscettibili di sviluppi per uscire da un punto morto a cui avevano condotto anche gli indirizzi validi dell'astratto così detto 'informale'. Ma Waschimps ha alle sue spalle uno degli esperimenti più interessanti che si compissero a suo tempo per aprire le deità tematiche e contenutistiche dei 'neo-realisti' ad una veduta pittorica libera ed ispirata, né ne perdette mai la radice anche quando si risolse a travolgere quella veduta in un modo angosciosamente visionario, sempre più sospinto verso l''informale' puro dell''abstract exspressionism'; la proposta avanzata con le opere qui esposte non poteva essere, sostanzialmente, che un ritorno alla 'cosa', nel convincimento che – come altri in altra occasione ha scritto – «non è possibile dipingere il significato delle cose senza dipingere le cose stesse, poichè tra la cosa e il significato non c'è contraddizione ma continuità». Pure, nel momento che attraversiamo, sarebbe davvero vano sperare di ricondursi così vicino all'integrità consistente dell'oggetto, o, per intendersi meglio, al momento di certezza della realtà, da poter attendersi che essa venga rappresentata con una fermezza obbiettiva pari a quella incrollabile degli antichi. Nelle circostanze storiche presenti e nella società da cui siamo condizionati, la cosa non può che rimanere una aspirazione. Garcia Lorca scrisse che «le cose son più vive dentro, che non là fuori, esposte all'aria e alla morte», perciò la loro immagine oggi non può essere ancora recuperata se non come un barbaglìo allucinante, una impronta fuggita. Waschimps, così, compie tutti gli sforzi possibili per rimpastare di dentro alle materie grondanti della miglior cultura pittorica contemporanea i più persuasivi brandelli di verità ma poi i suoi tavoli e i suoi bucrani, trascorrendo lampeggianti sui fondi indeterminati che fingono l'infinito, "esposti all'aria e alla morte", lungi dal ricomporsi veramente, si scompaginano vieppiù e nella loro balenante apparizione prendono l'aspetto del magma non ancora consolidato, anzi che sfiamma e si erge. Sono momenti in fieri di un oscuro animismo, figure misteriose di un impulso vivente, che pervade e al tempo stesso dilania. Il tono più originale delle opere qui presentate discende da questo ed è questo che le colloca nel punto cruciale delle ricerche in corso, come un contributo da valutare in prima istanza. Ma non si sarebbe detto ancora molto se non si avvertisse che, d'altro canto, ciò è tutt'altro che il risultato di un programma mentale, coadiuvato e riflesso da una sorta di meccanica concettualizzata dai mezzi impiegati. L'intenso accento poetico nasce di getto, nel gesto, da un intuito estremamente pronto, che prevale anche sulla apparente ripetizione di un tema prescelto, com'è qui quello di un grumo di materie galleggianti su di una superficie indefinita. Sgorga anzi, a fiotti, da una sorgente pittorica pressochè inesauribile, che trova d'istinto la giustezza del tono e la profondità del timbro e articola il quadro di una armonia cromatica vibrante. Giacchè, a mio giudizio, tutto potrà essere revocato in dubbio, all'infuori del fatto che Elio Waschimps è realmente ciò che si dice un 'pittore'.

Patrick Lemke (nato nel 1972 a Montreal, Canada) inizia la sua carriera come pittore all'Accademia delle Belli Arti con il Prof. Fritz Weigle. Il suo approccio all'attività artistica parte dal fotorealismo in bianco e nero. Dopo essersi trasferito a Düsseldorf, comincia a studiare nella classe del Prof. Markus Luepertz all'Accademia delle Belli Arti. Il giovane artista comincia con una pittura astratta e cromaticamente molto colorata per poi approdare ad una pittura fondata su elementi realistici. Oggi, a 37 anni, ha trovato il suo stile nato dalla sintesi di entrambi questi suoi percorsi pittorici. I lavori di Lemke sono fondati su un'estetica che permette un sorprendente entusiasmo del grande pubblico. Le sue opere sono nello stesso tempo belle ed enigmatiche - quasi si trattasse di un 'puzzle' - formati da una permanente relazione tra storia e arte: questi modelli di comportamento trovano riferimento nell´arte di Durer o Lorrain. Come questi grandi artisti del passato, anch'egli lavora sui concetti di personalità e di spazio-tempo che lui esprime in paesaggi allegorici, intimisti e surreali. Patrick Lemke ha coltivato una tecnica complessa ed estremamente impegnativa che conduce l'artista a dedicare diversi mesi per alcuni dei suoi lavori. La tecnica è lunga e complicata. L'artista prepara la tela spruzzando vari tipi di vernice poi, dall'altezza di una scala, sparge gocce di trementina sui quadri: in questo modo i pigmenti cominciano a dissolversi di nuovo formando gocce di colori con bordi pronunciati. Per creare delle gocce più grandi, l'artista deve arrampicarsi su una scala più alta - quasi cinque metri. In questo modo arriva a creare dei «veri paesaggi». Lemke introduce linee o aree, pretesti spaziali per l'inserimento delle figurine: questi piccoli ragazzi in vestiti casual o giovani uomini in soprabiti servono come punti di riferimento per dimensione ed orientamento nei quadri. Simili a quelle di C.D. Friedrich, le figure di Lemke sono spesso poste in un secondo piano che coinvolge lo spettatore più intensamente e gli permette di identificarsi.  Le figure sembrano riflettere su se stesse e sulle loro possibilità di stare al mondo; stando in piedi sull'apertura di uno spazio, sembrano preoccuparsi dei nostri pensieri. Così i mobili e gli accessori appaiono come luoghi in uno spazio verde «all´interno della malinconia». Dimostrano come noi esprimiamo il concetto della nostra personalità attraverso la scelta dei nostri oggetti dentro la struttura di un concetto di spazio. L'interesse affettuoso di Lemke per la sua generazione diventa evidente nella maggior parte dei suoi lavori. L'artista gioca con temi prescelti che rendono il suo lavoro apparentemente vasto in modo surreale.

 

 

REGALATI UN'OPERA D'ARTE

Venerdì 4 dicembre, ore 18:00

 
 

La rassegna di dipinti in esposizione alla "Mediterranea" comprende un grande numero di opere che vanno dall'Ottocento all'arte contemporanea. E' una proposta rivolta al collezionista che voglia integrare le opere in proprio possesso con nuove firme di qualità. Siamo certi che la mostra accontenterà anche i più esigenti.

Saverio Ammendola

 

 

 

Nicola Biondi: "Figura", olio su tela cm. 22 x 35 G. Villani: "Bagni a Posillipo" olio su cartone cm 25 x 25,5