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da venerdì 25 novembre 2011, ore 18:00
 
Giancarlo Altamura
 

Giancarlo Altamura è nato a Napoli ed ha studiato presso il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti della stessa città. Dal 1969 ha insegnato discipline pittoriche pressso il Liceo Artistico di Napoli. Dal 1965 propone le sue opere svolgendo l'attività artistica presso i suoi studi in Napoli e Johannesburg.

Giancarlo Altamura mi chiede una prefazione con molto garbo e con una insistenza che mi lusinga non poco, anche se imporrebbe alla mia onestà di non accontentarlo, poichè credo che egli si aspetti da me una introspezione critica in un linguaggio di altro gergo critico, in una forma cioè che corrisponda alla forza, all'originalità, allo spessore della sua espressione artistica. Con la quale dovrebbe cimentarsi un critico che fosse davvero tale e non un uomo di lettere con l'occhio avvezzo all'Arte sì, e vibratile per quanto l'Arte comunica con la sua magica immediatezza, ma non con la coscienza razionale di un indagatore asettico che non si lascia sopraffare dall'emozione. Però devo dire, con il massimo rispetto verso i critici cosìdetti di professione, che sono lieto mi sia stato per un momento aperto uno steccato, da farmi svagare allo stato brado tra queste immagini che offrono un nuovo orizzonte allo sguardo come la meravigliosa cupola Fortuny di un grande teatro.


  Metamorfosi - olio su tela cm 200 x 180 - 1994
 
Faccio quindi forza sull'ammirazione estatica che provocano i suoi intrecci fantastici di oggetti, frutti, animali-uomini e animali veri, i suoi paesaggi metafisici, gli stupendi uccelli antropomorfi; il tronco umano che rompe il sacco come un uccello da nido; il corpo femminile dalle zampe caprine e dalle dita adunche, e le fantasie di uteri divelti e anatomie degne di un Bosch redivivo; gli accostamenti assurdi, ali di uccelli e arti umani, conchiglie e corpi tagliati e ricomposti alla rinfusa, e arditissimi connubi di blu con l'ocra; le figure paradossali nelle quali finiamo con lo specchiarci; alieni nei quali ci riconosciamo ma senza orrore, perchè il messaggio di Altamura è senza orrore, esso si carica di pietà nel proiettare la nostra radiografia contro un fondale di veementi colori che alla fine riflettono noi stessi.
 
 

Quello che colpisce, aldilà della vera e propria "bravura" dell'artefice ed oltre il fantastico stralunamento dei corpi, che egli dipinge, è l'assenza di malignità, è una grande pietà che le tele ci testimoniano e di cui esse per prime soffrono, senza il compiacimento che queste tematiche di distorsione spesso svelano un "animus" più o meno conscio, dell'autore. L'Arte non deve prefiggersi di stupire o atterrire o vestire il cappuccio del torturatore o del vendicatore: il fine dell'Arte non è più la "meraviglia", ma piuttosto essa deve e può usare ogni mezzo espressivo, ogni fantasia, ogni tecnica ed ogni espediente purchè servano a rompere i confini dell'inespresso e le carceri dell'anima. Mi pare che l'artista abbia segnato un momento importante di me, dando sbocco a tanto commosso stupore. Mi pare che Giancarlo Altamura possa essere pago di sè e di quello che fà.

Max Vajro

 

 
da mercoledì 12 ottobre 2011, ore 18:00
 
Dipinti del Novecento Napoletano
 
Opere di : E. Notte, G. Brancaccio, V. Ciardo, E. Viti, C. Striccoli, L. Crisconio, A. Chiancone, M. Vittorio, A. Bresciani, R. Lippi, E. Waschimps, D. Spinosa, E. Cajati, R. Barisani, M. Persico, P. La Motta, G. Casciaro.
 
 
 
 

 
 
da giovedì 15 giugno 2011, ore 18:00
 
Continua...
 
Luigi Grossi, mostra personale
 
 

Prima di tutto è necessario dire chi è Luigi Grossi, un’artista che ha saputo cogliere l’essenza dei suoi vari maestri del panorama partenopeo contemporaneo da Emilio Notte, da Giovanni Brancaccio, da Domenico Spinosa, da Elio Waschimps fino alla grande amicizia che lo legava a Vincenzo Montefusco. Lui che ha saputo aspettare, meditare, osservare non solo i grandi maestri del suo periodo, ma soprattutto l’evolversi della vita che lo circonda, cogliendone la forza, la paura e la felicità trasformandola in passione. Mostrando in questa occasione l’evolversi del suo percorso artistico negli anni. Ponendosi, così, dal 1999 fino al 2011 nel panorama artistico napoletano, all’interesse dei critici e di quella cerchia di persone che amano i suoi lavori. Egli non scrive mai la parola fine sui cicli delle sue mostre perché è sempre alla ricerca di un qualcosa che prima o poi forse nascerà. Questo è il motivo per il quale il ragazzo di bottega, diventato pittore, è tornato alle origini. La mostra Continua, ospitata nella galleria Mediterranea arte che è stata fucina dei suoi incontri con altri artisti e con le sue idee per sette anni, rappresenta un punto al quale ritornare e dal quale ripartire, rinnovato di un nuovo spirito ma sempre uguale a se stesso. Posso concludere solo con una parola : BUON VIAGGIO …

Ilaria Sabatino


Quasi una favola...un viaggio nella memoria. Quella della prima adolescenza, quando ho varcato, incerto e curioso, la soglia della Mediterranea. Uno spazio fra i più prestigiosi, che vantava una scuderia di pittori (come diceva il Dott. A. Ammendola) di grande talento e notorietà.

Ebbi modo, così, nello svolgere le mie prime incombenze, di conoscere Notte, Brancaccio, Striccoli, Bresciani, Montefusco. Ma anche critici e studiosi del livello di Paolo Ricci. Respirando a pieni polmoni quell'aria di cultura ed arte, che avrebbe poi segnato profondamente la mia vita, negli anni della maturità. Una sorta di bacillo, una forma di contagio che fatalmente diventava per me una straordinaria lezione. La Mediterranea nei sette anni della mia permanenza è stata così una scuola di vita e pittura.

Ritornare tra queste pareti, ormai con i capelli grigi, per presentare i momenti più significativi della mia ricerca, mi riempie di orgoglio ed emozione. E questo non perchè il ragazzo di bottega è diventato pittore, ma perchè il pittore per qualche giorno è diventato ragazzo.

 

Luigi Grossi


 
 
da giovedì 18 maggio 2011, ore 18:00
 
Il viaggio della conoscenza
 
Michele Auletta, mostra personale
 

 

Ho incontrato Michele Auletta quando ricercava con una pittura decisamente sfrenata qualche figura a cui estirpare ombre, luoghi di infinite e possibili mutazioni, nucleo fatto irraggiungibile dalle cose visibili. Lo ritrovo scultore di singolare capacità espressiva in grado di arrivare alla rappresentazione di una figura ingabbiata in una pseudo-forma: la orrenda resa di un corpo dal quale sono stati rimossi respiro, cuore, parola. La persona generata da un modello di personalità privo di idee e di ideali, ritorna all'idea del canone classico di rappresentazione del corpo invertendone i termini teorici. Inversione che, producendo il resto di quel canone, restituisce, dopo una drammatica resa dei conti, una personale visione d'artista del corpo così come è generato dai mass media. Una visione dove la geometria, dimensione arcaica di perfezione e armonia, è stata recuperata servendo a simboleggiare la gabbia di scadente perfezione a cui il corpo è asservito. Il risultato, a osservare il lavoro di Auletta, è l'innegabile equilibrio formale di fronte al quale ci si trova. Un equilibrio che, considerato l'oggetto che lo compone, suscita un certo disorientamento. I corpi ritagliati da Auletta suscitano cioè un senso di inquietudine, e se è questo il risultato di un'operazione che elabora proprio l'assenza di qualunque inquietudine, allora lo sforzo fatto risulta convincente. Non a caso, del resto, al ricercato realismo di queste opere si accompagna la scelta della caratterizzazione dei corpi in senso ermafrodita. Cosa che, unita alle altre evidenze, risolve il lavoro di Michele Auletta in una (matura) "ideologia" basata sulla volontà di rappresentare a suo modo il risultato della spinta al consumo a cui si è frequentemente sottoposti. Colorati di rosa, azzurro, rossi, i suoi corpi simboleggiano anche così la vanità che li muove nello spazio vorace del consumo. Raramente s'intravedono delle teste, spesso ingabbiate in scatole geometriche, veri e propri monitor, piccoli schermi da cui detrarre impeti. Una sfida che riguarda l'argomento "equilibrio" nella personalità disordinatamente autentica dell'artista. Un disordine o forse, meglio, un malessere esistenziale che ha trovato come dispiegarsi nella lontana filosofia di Sartre, del quale Auletta si serve per condurre il suo uomo verso la questione, in sé colma di inesorabilità, del libero arbitrio. Una questione che, aldilà delle stesse mode filosofiche, non perde mai di stare in primo piano, dal momento che l'uomo è condannato a ogni istante a creare se stesso e che le modalità e i risultati di queste immaginazioni sono propriamente ciò che l'artista prova a rappresentare.

Irene Manco


 
 
da giovedì 14 aprile 2011, ore 18:00
 
Momenti di riflessione
...dalla pittura alla fotografia
 


 

opere di :

Luigi Crisconio, Guido Casciaro, Alberto Chiancone, Giovanni Brancaccio, Rubens Capaldo, Carlo Verdecchia, Mario Vittorio, Enrico Cajati, Raffaele Lippi, Paolo La Motta, Mario Persico, Giancarlo Altamura, Sandro Viglione, Elio Waschimps, Alessandro Bella, Emma Crimi, Simona Elisewin Pugliese, Debora Palazzo, Achille Cevoli, Frankie Musella.

 

Disinvolte: così mi appaiono le opere che si snodano sulle pareti della galleria Mediterranea in occasione di questa mostra. Mi ritrovo in un stato di puro diletto davanti a lavori che non hanno bisogno di parole, ma che, invece, parlano un linguaggio semplice, diretto, scevro da intellettualismi; opere che, però, nello stesso tempo, si presentano ricche di sapienza gestuale, compositiva, come elementi finali di un tormentato mestiere. Le osservo come un padre vede i suoi figli, così come mi è stato trasmesso da artisti e critici che per lungo tempo hanno popolato la galleria di mio padre, e che qui si sono intrattenuti in lunghe e appassionate discussioni. Un'eredità certamente importante per chi ha avuto l'onore di amare l'arte nella sua essenza, disdegnando l'effimero. I segni di questi artisti mi sono chiari: ogni loro singola pennellata mi appare confidenzialmente intellegibile. La mia storia – che è la storia della mia famiglia e di questa galleria – mi induce ad essere restio alla cessione di questi tanto eloquenti "oggetti" perché essi sono l'anima stessa di questo spazio espositivo e, dunque, sono parte della mia anima. Ogni volta che attraverso le sale, mi soffermo su un'opera, la osservo, l'accarezzo, ho bisogno di quel senso tattile della materia, mi compiaccio di quelle stesure quasi fossero mie: "mie" perché mi parlano del tormento, della felicità, dunque degli stati d'animo di chi ha speso - efficacemente - la propria esistenza nell'arte. Non vedo più figure, né paesaggi o nature morte, ma vedo più nettamente l'autobiografia dell'essere artista. Accanto ai nomi noti, sfilano le nuove leve che, non avvezze alla moda, ma piuttosto intrise di cultura artistica, non vivono di auto-celebrazione, ma godono di quella consistenza che io amo. A voi tutti, che avete scelto di dedicare il vostro tempo all'arte, auguro di continuare ad ascoltare, cogliere, sentire, ancora e per sempre, la poesia della pittura e della fotografia.

Saverio Ammendola

 


 
 
da mercoledì 16 marzo 2011, ore 18:00
 
Calliope - omaggio femminile alla letteratura
 

La letteratura, come tutta l'arte, è la confessione che la vita non basta.»

Fernando Pessoa

Nelle sale della galleria d'arte " La Mediterranea Arte" di Saverio Ammendola sita in Via Carlo De Cesare, 60 a Napoli , dal 16 al 28 marzo si terrà la mostra: CALLIOPE – OMAGGIO FEMMINILE ALLA LETTERATURA.

Espongono: Roberta Carandente, Rosa Cassino, Emma Crimi, Beatrice Capone, Maria Pia De Santis, Tiziana Giacca, Rosalba Giugliano, Debora Palazzo, Simona Pugliese, Anna Maria Saviano, Maria Raffaella Scalfati, Sara Tonello, RosaliaTortorelli, Enza Voglio.

 


La mostra mette in luce un intrigante progetto culturale che annovera la presenza di undici artiste, che nel loro percorso artistico-esistenziale, hanno "incontrato" letteratura di ogni tempo.Un progetto che lega linguaggi artistici differenti con la parola e con l'immagine. I due campi di attività, presi in esame, la letteratura e le arti visive sviluppano in parallelo le loro trame negli allacci narrativi, nell'incrociarsi dei fili di un tessuto o di una fruttuosa cospirazione. Il lavoro di artisti, che quasi mai conduce ad una conclusione delle rispettive trame letterarie, ma che riesce di volta in volta ad esaltarne i modi più acuti e fantasiosi attraverso caratteri specifici del segno dell' artista. Nel corso del secolo scorso il dialogo tra l'arte delle parole e l'arte delle immagini è divenuto intenso e proficuo. Gli artisti invitati, appartenenti a generazioni, formazione, geografie e linguaggi visivi diversi, hanno operato da anni nel campo della ricerca e della sperimentazione visiva. Un immaginario filo rosso che lega i diversi linguaggi di questi artisti, racchiudendo in maniera essenziale tutti i riferimenti alla letteratura, un vero e proprio "tributo" a questa e alla sua musa Calliope. Il tema renderà omaggio a una delle sette Muse ispiratrici di arti: Calliope musa della poesia epica dal greco Καλλιόπη "colei che ha bella voce", figlia di Zeus e Mnemosine, nota come la Musa di Omero, ispiratrice dell'Iliade e dell'Odissea. Che attinenza c'è tra arte e letteratura?Ebbene collegate tra di loro, sono ambedue elementi fondamentali della nostra cultura nazionale. Le dieci artiste rappresentano l'immensa qualità pratica ed intellettuale delle donne che da sempre, sono un grosso serbatoio della nostra cultura. Unire arte e lettura non è mai stato facile, soprattutto per la vastità dei campi. Sembrerebbe difficile far intrecciare e realizzare un collegamento su questo tema, invece sono riuscito a creare tra le due arti, grazie alle autrici scelte, un perfetto connubio. Queste muse, scelte per l'evento, aprendo lo scrigno della loro creatività, ispirandosi ad opere letterarie, riproponendo nuove visoni e nuovi scenari artistici femminili, hanno dato modo di rendere omaggio alla letteratura. Il progetto della mostra avrà il patrocinio dell'Unione Europea Esperti d'Arte.
 

 
da mercoledì 23 febbraio 2011, ore 18:00

 

Congiunture Astratto - informali

 
Tonia Copertino, Michele De Palma, Vittorio Fortunati, Guglielmo Longobardo, Elio Marino, Gisella Robert, Carla Seller, Giovanni Villapiano.
 
catalogo a cura di Rosario Pinto
 
 

 
da mercoledì 12 gennaio 2011, ore 18:00

 

Evoluzione

Ottocento, Novecento e Contemporanei

 

La Mediterranea Arte inaugura, il 12 gennaio 2011, una rassegna che comprende opere di artisti napoletani dall'ottocento ai giorni nostri; saranno presenti opere di:

G. Carelli, G. Lanza, Giuseppe Casciaro, A. Issupoff, V. Ciardo, L. Crisconio, G. Villani, C. Verdecchia, A. Chiancone, A. Bresciani, E. Cajati, R. Lippi, E. Notte, R. Capaldo, F. Giordano, G. Brancaccio, E. Waschimps, P. La Motta, R. Cassino, S. Tonello, R. Tortorelli, M. Auletta.