da mercoledì 26 maggio 2010

 

FISIONOMIE

 

 
in mostra opere di:

Rauschenberg, Rosenquist, Beuys, Schifano, Nespolo, Jones, Vespignani, Rabuzin, Warhol, Pistoletto, Cevoli, La Motta, Testa, Rapicano, Waschimps, Mansueto, Bella, Cassino, Tortorelli, Tonello, Lippi, Carlucci, Cajati, Boetti

 
da mercoledì 5 maggio 2010

 

INFORMALE E DINTORNI

 

 
La galleria "La Mediterranea Arte", che costituisce una presenza storica nel contesto dell'arte napoletana e che ha informato della sua azione una larga parte del secolo del '900 appena trascorso, ogi propone un rinnovamento generale delle sue prospettive d'intervento, pur senza rinunciare affatto alle sue impostazioni programmatiche ed alla sua identità consolidata.
In paricolare, La Mediterranea indirizza la sua azione alla valorizzazione di quella produzione creativa che ha contrassegnato la seconda metà del '900, proponendo linguaggi espressivi anche di forma aniconica, come ad esempio l'informale.
Per tali ragioni, e per merito dell'azione di Saverio Ammendola ed Elio Marino, si è potuta avviare questa mostra dal titolo: "Informale e dintorni", rassegna di opere che si collocano nel grande arcipelago "informale", spesso segnandone la "borderline", e, comunque, definendo, con la propria presenza, lo spessore della ricchezza propositiva partenopea in una regione produtiiva che è stata ed è tuttora ricca di fermenti ed idee.
Gli artisti che sono chiamati a raccolta sono Maria Luisa Casertano, Salvatore De Curtis, Vittorio Fortunati, Raffaele Lippi, Guglielmo Longobardo, Elio Marino, Roberto Sanchez, Lucio Statti, Ilia Tufano, Elio waschimps.
Tutto ancora, si potrebbe dire, nella grande lezione di Lippi e nelle logiche che hanno segnato lo sviluppo organico dell'arte napoletana della seconda metà del Novecento, a muovere dalla grande ed irripetibile stagione del "Gruppo Sud", trovando ragioni estetiche ed epistemiche della propria proposta creativa in una temperie sociale caratterizzata dalla profonda trasformazione sociale, ma anche da un conflitto non mai pienamente composto tra debiti alla tradizione ed esigenze radicalmente innovative.
Tutti gli artisti presenti in questa mostra sono personalità che mai hanno esitato a spendersi con generosità ed ampiezza, scegliendo spesso di percorrere strade scomode e tormentate pur di mantenere dritta la barra verso il perseguimento di obiettivi di ricerca non barattabili con successi di più facile portata, magari, attraverso l'esercizio di una creatività addomesticata e ruffiana.L'empito morale ci sembra la ragione più chiara di questo gruppo di artisti che appare accomunato, perciò, da motivazioni ideali che trascendono l'immediata liason stilistica e formale.
E' una mostra questa, che potremmo definire anche "storica", giacchè il portato dell'esperienza di ciascun artista appare come la sedimentazione di un discorso più lungo e profondo, ed anche come la testimonianza di un'epoca sulla quale comincia a rendersi possibile discriminare e distinguere non solo per procedere ad un riposizionamento degli apporti forniti, più in generale, alla ricerca, ma anche per fare emergere il peso reale dei valori in campo, al di là di talune discutibili ed affrettate esaltazioni che hanno segnato, magari, dei successi, ma che già richiedono di essere ricondotte a più ragionevoli e realistici inquadramenti nel proprio dell'ordine critico e storiografico.
 

 
da mercoledì 14 aprile 2010

 

NOVECENTO IN PROGRESS?

 


sono in mostra opere di:

R. Capaldo, A. Chiancone, L. Crisconio, F. Girosi, C. Striccoli, C. Verdecchia, G. Villani, M. Vittorio, G. Brancaccio, E. Notte, A. Bresciani, Enotrio, R. Lippi, E. Waschimps, C. Nazzaro, P. La Motta, A. Cevoli, E. Cajati, A. De Stefano, F. Testa,M.Auletta, A. Viglione.


 

L. Crisconio

"Figura" - olio su tavola, cm 38 x 45

 

C. Striccoli

"Le amiche" - olio su tela, cm 40 x 50


La mostra “Novecento in progress?” organizzata da La Mediterranea arte, seppure nella sua intitolazione sembri celare accenti polemici, nasconde in realtà la volontà di omaggiare il neonato museo Napoli Novecento e quanti hanno attivamente partecipato alla realizzazione di uno spazio teso a celebrare (finalmente) tutta la “nobile” compagine artistica del Novecento napoletano. La Mediterranea arte, dunque, ha sentito il dovere di colmare le temporanee (si spera) lacune che caratterizzano l’elenco di artisti raccolti dallo spazio museale, coerentemente con la lunga tradizione artistica della preziosa galleria napoletana che nella sua storia ha accolto, stimolato e promosso quegli artisti che credeva meritevoli di nuovi prestigi e che hanno ricambiato la fiducia concessa loro con rapporti di privilegiata amicizia e collaborazione. Saverio Ammendola, proprietario e direttore artistico de La mediterranea arte, ha così spiegato le sue motivazioni: “Mi sembra di aver capito che Napoli Novecento sia teso ad ospitare non solo la mostra permanente che molti di noi hanno già avuto modo di visitare, ma anche altre mostre monografiche temporanee che possano meglio illustrare il percorso degli artisti che già fanno parte della collezione, ma anche di coloro che per ragioni di tempistica, e non di merito,  non hanno ancora avuto un loro spazio. Noi tutti, galleristi, collezionisti, amatori ed esperti d’arte, siamo uniti dalla volontà di vedere crescere questo progetto e ci dichiariamo aperti ad eventuali richieste di collaborazioni varie col museo. E’ l’amore per l’arte e per questa città che ci spinge a sempre nuovi sacrifici, ma è un piacere unico vedere finalmente realizzarsi una degna collocazione per la storia più recente della cultura napoletana.”


 

P. La Motta

"Rifletto" - olio su tavola, cm 46 x 60

 

G. Villani

"Paesaggio" - olio su cartoncino, cm 28 x 34


 
da mercoledì 24 marzo 2010

 

LA PITTURA AL FEMMINILE

Rosa Cassino - Asfanè Mitus - Sara Tonello - Rosalia Tortorelli

 

Una primavera dell’arte al femminile è quanto propone, da mercoledì 24 marzo 2010 La Mediterranea Arte dedicando il proprio spazio espositivo a quattro artiste figurative. La pittura spesso è stata nella storia dell’arte un mezzo espressivo precluso alle donne, sebbene nel tempo siano emerse pittrici che, con il loro talento, hanno guadagnato importanti spazi di grande qualità artistica. L’epoca contemporanea ha rappresentato, da questo punto di vista, un momento di larghe opportunità per le donne, con risultati sorprendenti. L’incontro di queste artiste è caratterizzato da personalissime interpretazioni della visione figurativa apparentemente contrapposte ma, in realtà, accomunate da una preziosa sensibilità introspettiva.
 

Afsanè Mitus

L’iraniana Afsanè Mitus nasce a Teheran dove si laurea in Pittura e Arti Visive. Dal 1988 inizia il suo percorso espositivo per poi giungere in Italia nel 1994 dove continua a proporsi in varie personali e collettive tra Roma e Milano.   Dalle tele di Afsanè prendono forma figure di donne colte nella loro visione più intimistica e solitaria.


 


Rosa Cassino

Rosa Cassino, lucana di nascita ma napoletana d’adozione, fonda la sua ispirazione artistica sugli studi da lei condotti verso le antiche filosofie dell'India: da ciò scaturiscono visioni estremamente intimistiche e spirituali. Le opere di Rosa Cassino, quindi, coerentemente con le sue attitudini spiritualistiche, rivelano un imminente senso onirico e metafisico.



Rosalia Tortorelli

Rosalia Tortorelli, nata a Pozzuoli, si è avvicinata alla pittura figurativa attraverso gli insegnamenti di Tullia Matania. Rosalia appare concentrata sullo studio della figura femminile nella sua più elegante esteriorità alla quale non manca di associare figure maschili rubate alla quotidianità e riportate sulle sue tele con la stessa sincerità di uno scatto fotografico.



Sara Tonello

Sara Tonello, figlia di Sergio Tonello, noto interior designer veneziano, nasce a Napoli dove coltiva le sue attitudini pittoriche. Il suo approccio artistico nasce da una sincera passione pittorica e una innata attitudine al senso compositivo. In contrapposizione alle donne di Afsanè, Sara Tonello si è dedicata a una selezione di opere dedicate alle donne interpretate da Sofia Loren nelle sue più celebri pellicole cinematografiche, immortalando, così, le diverse sfaccettature della donna amante, borghese e guerriera.


 
 
da mercoledì 10 marzo 2010

 

VIAGGIO AI MARGINI DELLA CITTA'

Mostra personale di

Fabio Testa

 

"Sentimenti crontrastanti" olio su tela, cm 120 x 130

Attraverso una pittura surreale dove la realtà immaginata appare immobile e sospesa, l’artista Fabio Testa racconta il “Viaggio ai margini della città”, titolo esplicativo della mostra che si inaugura il 10 marzo alle ore 18,00 presso La Maditerranea Arte, in via Carlo de Cesare 60 a Napoli. I dipinti in mostra sono scorci quotidiani realizzati in olio su tela, che analizzano la realtà da differenti punti di osservazione, fino a rivelare la tangibile esperienza dello spazio e il comune modo di appartenergli. Così le opere raccontano con segni e colori, come è possibile vivere in modo etereo e senza soluzione una continuità e contiguità spazio-temporale, legata al passato, e al futuro, sebbene i diversi momenti siano vicini quanto lontani. Gli ambienti urbani colorati catturano l’attenzione del visitatore spesso troppo distratto, per soffermarsi sul dettaglio. Nei lavori si rendono visibili fenomeni oggettivi che in condizioni normali sfuggono alla percezione. L’uomo è il vero protagonista delle opere, celato dietro ciò che quotidianamente lo circonda. Lo spazio raffigurato comunica solitudine con le strade e le periferie industriali ridotte all’essenziale. La contemporaneità ci permette di vedere in controluce il destino oscuro della città. Con la pittura il giovane artista napoletano mette a confronto l’architettura di alcune periferie di città per approfondire la sua ricerca sulla natura e lo sviluppo dell’identità. Una vera e propria indagine sulle metropoli che si assomigliano un po’ ovunque, e dove paesaggi urbani si riconoscono nel destino delle proprie sedimentazioni, divenute nel tempo accumuli e stratificazioni. Luoghi simili dove il passato e il presente, ma anche il futuro sembrano coincidere, ma dove in fondo le stesse storie cambiano continuamente, non sono mai uguali, piuttosto il risultato del fluire della vita. “L’immagine di una città- racconta Testa– è intrappolata da due forze, tra la figura inevitabile dell’identità e la solida realtà di un volume che è metafora tangibile dell’avanzare minaccioso e compatto di un universo ostile come immagine definita che divora la nostra stessa presenza”. L’artista si sofferma su strutture di utilità sociale, con particolare attenzione alle tecniche costruttive tradizionali e alla tematica della sostenibilità ambientale. Ecco dunque, che con la sottrazione dei segni, intende mettere in discussione sia l’illusione del volume, eliminando il superfluo visivo, sia la materializzazione della stessa identità, che sottopone minacciosa l’individuo, come un vero e proprio sedimento della demarcazione psichica e sensibile, opprimendo lo spazio vitale.

"La sopraelevata" - olio su tela, cm 120 x 130
"Lungo il porto" - olio su tela, cm 120 x 130

 
da giovedì 25 febbraio 2010

 

Alessandro Bella - Monica Licini

MONDI SEPARATI

 

Da sempre lo stereotipato connubio tra nord e sud è visto con l'ottica di mondi contrapposti dove le ataviche carenze che li differenziano sono espresse principalmente nei valori materiali. Bella e Licini offrono al pubblico due personali interpretazioni di un'apparente divergenza sociale che trova in questa mostra una sorprendente fusione culturale. Licini, milanese, volge lo sguardo a Sud e presenta una serie di scatti che, pur raffigurando una società, quella africana, lontana dagli orpelli tipici del mondo contemporaneo, ritrae la semplicità e l'invidiabile serenità di un popolo sorprendentemente ricco di sorrisi e piacevolmente carico di vivaci colori. In contrapposizione Bella, siracusano, guarda la metropoli con le sue intime solitudini e col suo benessere ricoperto da una grigia patinatura. Il confronto tra i due fotografi aiuta a riflettere su una questione: quanto quello sguardo di commiserazione, che spesso abbiamo nel guardare "altri" mondi, può essere rivolto al nostro mondo e farci riflettere?

 

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A. Bella - "Blu Bike"

Oggetti del quotidiano diventano monumenti. Bike blue è un capolavoro  che “inghiottisce” lo spettatore in un tunnel senza tempo e senza luogo; la bicicletta blu diventa protagonista di un paesaggio urbano contemporaneo col sapore dell’antico, animatrice di un mondo dimenticato e ormai sopraffatto dalla velocità dei motori e dalla smania della società attuale. Non si odono rumori ma docili suoni, passi, vocii e su tutti regna il romantico pedalare di un ignoto che “cavalca” senza fretta la sua bicicletta blu.

   

Monica Licini

Il lavoro fotografico di Monica Licini è dedicato interamente all’Africa.
Il curriculum di Licini è ricco di collaborazioni fotografiche per note riviste di moda. Da Milano, capitale di modernità, all’Africa più nera: il Kenia,. Un’Africa che il “mondo civilizzato” troppo poco conosce e considera, un’Africa spesso dimenticata.
E’ una ricca collezione di scatti che invitano alla riflessione su questo “mondo parallelo”.
La zona è quella di Watamu, unico villaggio Masai del Kenia: un dimensione dai ritmi rallentati e dagli odori forti. Ritratti di bambini sui cui visi sono visibili cerchi che contrassegnano la tribù di appartenenza. Sguardi ingenui e sofferenti, corpi che rivelano la malnutrizione tipica del contesto in cui si trovano a vivere giornate scandite da giochi recuperati dai poveri mezzi di cui dispongono.

 

Gli scatti di Monica Licini riescono a fissare i colori che costituiscono il loro mondo, la terra rossa su cui camminano a piedi nudi, le calde braccia delle madri che li accolgono, la protezione della tribù in cui vivono, con cui crescono e con cui condividono stenti, giochi, riti.La ricerca di Monica è quella “armonica” di una fotografa abituata a un lavoro di posa e di perfezione, incentrata sullo studio della plasticità del corpo. E’, dunque, il suo, un lavoro che non si limita al reportage, seppure mantiene una sua moralità. Gli scatti di Monica Licini hanno il fascino della terra che ritraggono: inculcano la curiosità dello sguardo dei bambini, il silenzio e la tranquillità delle donne stremate che riposano sulla terra all’ombra degli alberi, la solidarietà degli anziani, la gioia dei canti collettivi, il rigore di una spiritualità superiore, la disciplina di una vita comunitaria, l’agro-dolce di un mondo contrastato.


 

 

da venerdì 4 dicembre 2009

REGALATI UN'OPERA D'ARTE


La rassegna di dipinti in esposizione alla "Mediterranea" comprende un grande numero di opere che vanno dall'Ottocento all'arte contemporanea. E' una proposta rivolta al collezionista che voglia integrare le opere in proprio possesso con nuove firme di qualità. Siamo certi che la mostra accontenterà anche i più esigenti.

Saverio Ammendola

 
Nicola Biondi: "Figura", olio su tela cm. 22x35
G. Villani: "Bagni a Posillipo" olio su cartone cm 25x25,5

 

da mercoledì 11 novembre 2009

 

ELIO WASCHIMPS - PATRICK LEMKE

Due pittori, due generazioni, due culture che s'incontrano


E. Waschimps: "IL GIOCO", cm 50 x 50 - olio su tela

 

P. Lemke: "TRACER", cm 60 x 60 - olio e lacca su tela

 

 

L’amicizia e l’amore per la pittura che lega Saverio Ammendola e Andreas Ryll ha permesso lo scambio di artisti di due grandi centri culturali: Berlino e Napoli.
Dunque, per la prima volta in Italia, saranno presentate, in una ‘doppia personale’, l’ultima produzione di Patrick Lemke, artista canadese trapiantato a Berlino, con le opere del grande maestro napoletano, Elio Waschimps.

Elio Waschimps (nato nel 1932 a Napoli dove risiede tuttora) è tra le proposte più impegnative e tra le più suscettibili di sviluppi per uscire da un punto morto a cui avevano condotto anche gli indirizzi validi dell’astratto così detto ‘informale’.
Ma Waschimps ha alle sue spalle uno degli esperimenti più interessanti che si compissero a suo tempo per aprire le deità tematiche e contenutistiche dei ‘neo-realisti’ ad una veduta pittorica libera ed ispirata, né ne perdette mai la radice anche quando si risolse a travolgere quella veduta in un modo angosciosamente visionario, sempre più sospinto verso l’’informale’ puro dell’’abstract exspressionism’; la proposta avanzata con le opere qui esposte non poteva essere, sostanzialmente, che un ritorno alla ‘cosa’, nel convincimento che – come altri in altra occasione ha scritto – «non è possibile dipingere il significato delle cose senza dipingere le cose stesse, poichè tra la cosa e il significato non c’è contraddizione ma continuità».
Pure, nel momento che attraversiamo, sarebbe davvero vano sperare di ricondursi così vicino all’integrità consistente dell’oggetto, o, per intendersi meglio, al momento di certezza della realtà, da poter attendersi che essa venga rappresentata con una fermezza obbiettiva pari a quella incrollabile degli antichi. Nelle circostanze storiche presenti e nella società da cui siamo condizionati, la cosa non può che rimanere una aspirazione. Garcia Lorca scrisse che «le cose son più vive dentro, che non là fuori, esposte all’aria e alla morte», perciò la loro immagine oggi non può essere ancora recuperata se non come un barbaglìo allucinante, una impronta fuggita.
Waschimps, così, compie tutti gli sforzi possibili per rimpastare di dentro alle materie grondanti della miglior cultura pittorica contemporanea i più persuasivi brandelli di verità ma poi i suoi tavoli e i suoi bucrani, trascorrendo lampeggianti sui fondi indeterminati che fingono l’infinito, “esposti all’aria e alla morte”, lungi dal ricomporsi veramente, si scompaginano vieppiù e nella loro balenante apparizione  prendono l’aspetto del magma non ancora consolidato, anzi che sfiamma e si erge. Sono momenti in fieri di un oscuro animismo, figure misteriose di un impulso vivente, che pervade e al tempo stesso dilania. Il tono più originale delle opere qui presentate discende da questo ed è questo che le colloca nel punto cruciale delle ricerche in corso, come un contributo da valutare in prima istanza. Ma non si sarebbe detto ancora molto se non si avvertisse che, d’altro canto, ciò è tutt’altro che il risultato di un programma mentale, coadiuvato e riflesso da una sorta di meccanica concettualizzata dai mezzi impiegati. L’intenso accento poetico nasce di getto, nel gesto, da un intuito estremamente pronto, che prevale anche sulla apparente ripetizione di un tema prescelto, com’è qui quello di un grumo di materie galleggianti su di una superficie indefinita. Sgorga anzi, a fiotti, da una sorgente pittorica pressochè inesauribile, che trova d’istinto la giustezza del tono e la profondità del timbro e articola il quadro di una armonia cromatica vibrante. Giacchè, a mio giudizio, tutto potrà essere revocato in dubbio, all’infuori del fatto che Elio Waschimps è realmente ciò che si dice un ‘pittore’.


Patrick Lemke (nato nel 1972 a Montreal, Canada) inizia la sua carriera come pittore all'Accademia delle Belli Arti con il Prof. Fritz Weigle. Il suo approccio all’attività artistica parte dal fotorealismo in bianco e nero. Dopo essersi trasferito a Düsseldorf, comincia a studiare nella classe del Prof. Markus Luepertz all'Accademia delle Belli Arti.
Il giovane artista comincia con una pittura astratta e cromaticamente molto colorata per poi approdare ad una pittura fondata su elementi realistici. Oggi, a 37 anni, ha trovato il suo stile nato dalla sintesi di entrambi questi suoi percorsi pittorici. I lavori di Lemke sono fondati su un’estetica che permette un sorprendente entusiasmo del grande pubblico. Le sue opere sono nello stesso tempo belle ed enigmatiche - quasi si trattasse di un ‘puzzle’ - formati da una permanente relazione tra storia e arte: questi modelli di comportamento trovano riferimento nell´arte di Durer o Lorrain. Come questi grandi artisti del passato, anch’egli lavora sui concetti di personalità e di spazio-tempo che lui esprime in paesaggi allegorici, intimisti e surreali. Patrick Lemke ha coltivato una tecnica complessa ed estremamente impegnativa che conduce l’artista a dedicare diversi mesi per alcuni dei suoi lavori.
La tecnica è lunga e complicata. L’artista prepara la tela spruzzando vari tipi di vernice poi, dall'altezza di una scala, sparge gocce di trementina sui quadri: in questo modo i pigmenti cominciano a dissolversi di nuovo formando gocce di colori con bordi pronunciati. Per creare delle gocce più grandi, l'artista deve arrampicarsi su una scala più alta - quasi cinque metri. In questo modo arriva a creare dei «veri paesaggi». Lemke introduce linee o aree, pretesti spaziali per l’inserimento delle figurine: questi piccoli ragazzi in vestiti casual o giovani uomini in soprabiti servono come punti di riferimento per dimensione ed orientamento nei quadri.
Simili a quelle di C.D. Friedrich, le figure di Lemke sono spesso poste in un secondo piano che coinvolge lo spettatore più intensamente e gli permette di identificarsi.  
Le figure sembrano riflettere su se stesse e sulle loro possibilità di stare al mondo; stando in piedi sull'apertura di uno spazio, sembrano preoccuparsi dei nostri pensieri. Così i mobili e gli accessori appaiono come luoghi in uno spazio verde «all´interno della malinconia». Dimostrano come noi esprimiamo il concetto della nostra personalità attraverso la scelta dei nostri oggetti dentro la struttura di un concetto di spazio. L'interesse affettuoso di Lemke per la sua generazione diventa evidente nella maggior parte dei suoi lavori. L’artista gioca con temi prescelti che rendono il suo lavoro apparentemente vasto in modo surreale.

 


 

da mercoledì 21 ottobre 2009

mostra personale di

CESARE SIBONI


Cesare Siboni presenta la sua prima mostra personale alla "Mediterranea" omaggiando la simbologia riferita ad un'antica civiltà, l'antica Anatolia (7000 - 3000 a.C.) in cui le donne avevano un ruolo dominante: la vita era governata da una Grande Dea, simbolo di nascita, morte e rinnovamento.
Pudicizia, olio su tela - cm 115 x 130
 

 

 

mercoledì 23 settembre 2009, alle ore 18:00

sarà inaugurata la mostra

 

NOVECENTO

 

 

a

 

 

Luigi Crisconio, casolare, olio su tavola - cm 30 x 40


 
 

 

saranno in esposizione opere dei seguenti artisti:

G. Brancaccio, A. Bresciani, L. Crisconio, C. Catelli, A. Chiancone, E. Cajati, R. Capaldo, N. De Corsi, P. La Motta, R. Lippi, E. Notte, C. Striccoli, F. Testa, C. Verdecchia, A. Viglione, G. Villani, M. Vittorio, E. Waschimps


 

 

Sezione Estiva


 

da mercoledì 22 Luglio 2009

Paolo La Motta

"VISIONI"

 

le sculture di La Motta esposte in apposite teche in una sala dell'abbazia

 

 

presso l'Abbazia Benedettina di San Salvatore Telesino

Con il patrocinio del comune di San Salvatore Telesino (BN)

durante la serata sarà presente il "Quartetto Sirio"

S.Fanelli (primo violino)

A.Paradiso (secondo violino)

A.Romano (viola)

M.Pescosolido (violoncello)