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"Il sacro sistema dell'arte non si tocca; il grande gioco ha regole tutte sue e si gioca negli spazi di un privilegio e di un potere che non sono in questione |
Il giovane verifica, qui come altrove, tutta la distanza che esiste tra la realtà e la chiacchera progettante, e la intuibilità sociale del suo specifico professionale lo sospinge ancora verso forme di presenza che egli stesso aveva messo in crisi per primo. Achille Cevoli e Raffaele Pastore hanno percorso tutto questo cammino; ciò che essi ora fanno è fatto in piena coscienza." |
Mario Costa, aprile 1974 |
"Achille Cevoli e Raffaele Pastore hanno eeguito proiezioni con diapositive, commentate da violentissime musiche, di una rappresentazione artigianale, ma priva di vigore, di una specie di ballata clownesca fra le rovine ed i dsastri ecologici della zona orientale di Napoli" |
Ugo Piscopo, Paese Sera - 25/04/1978 |
"Le diapositive hanno significato il momento di maggiore impegno per i due giovani, essi infatti dichiarano di non riconoscersi più nelle precedenti forme d'arte". |
Maria Roccasalva - L'Unità, 12/04/1978 |
"Due proiettori per diapositive posti uno di fronte all'altro, e fra di essi uno schermo quadrato di tela bianca che ruota sulla base; di conseguenza accade che di volta in volta due diapositive diverse, più o meno contemporaneamente mandate sullo schermo da ciascuno dei proiettori, si sovrappongono e dato il movimento dello schermo stesso si deformino, salvo poi a riprodursi integre quando lo schermo viene a trovarsi di profilo, sulle pareti e sui corpi dei presenti in sala. In definitiva l'azione di achille Cevoli può essere letta in due modi, o meglio due livelli: come una denuncia della cultura massificata che ci opprime o, più in profondità come uno studio della luce intesa quale mezzo." |
Enrico Fiore, Paese Sera - 21/09/1980 |
| - Un artista napoletano - |
In trent'anni, quasi, di attività, Achille Cevoli ha sperimentato con forza e con passione non solo tecniche diverse di rappresentazione ma, sopratutto, territori del sociale affondando la propria riflessione in temi complessi, elementi chiave del reale. Per questo ha messo assieme Pasolini e la bodyart, ha attraversato i non semplici luoghi del rapporto fra uomo ed ambiente secondo una traiettoria che non è mai superficiale, mai banalizzante. Le sue foto, in un radicale bianco e nero, ci raccontano proprio di questi rapporti non pacifici, di questi legami che rischiano spesso di essere vincolanti, soffocanti, letali. E Cevoli rimane sempre preso dalla sua riflessione sul reale, anche quando le immagini si colorano senza perdere quella forza di straniamento che, ancora una volta, rimanda ad altri oscuri mondi futuri, simili a quelli affrontati da Wenders nel suo "nel corso del tempo" siamo negli stessi anni, a metà dei Settanta. |
La riflessione sul sociale, veicolata attraverso un'attenzione profondissima a quello che è il segno, si evidenzia anche in certe installazioni, che lo vedono protagonista col suo corpo "attraversato", "folgorato", "utilizzato" dalle foto di una realtà mai pacifica - quasi a segnare l'impossibilità di creare una vera demarcazione tra il mondo e la propria corporeità sensibile. Anche la televisione è attraversata dalla riflessione artistica che, questa volta, rende visibile l'astrazione di un semiologo, Bettetini, che negli anni Ottanta evidenziava un rapporto tra emittente e ricevente, rapporto complesso e perverso, che lega lo spettatore allo schermo (Bettetini parla di protesi simbolica). Cevoli si accanisce nel mettere in scena i possibili rappporti tra quotidiano, realtà fantasmatica del televisivo e spettatore - ed il suo è uno sguardo critico che scuote perplessità, ricco di stimoli che rimandano a realtà oscure ed apocalittiche. I segni che prima si attardavano anche sulla stessa materia dei supporti (l'intervento della diapositiva in quanto tale, l'uso della luce in quanto tale), virano bruscamente e si integrano ora, con l'uso del computer. Talvolta domina la figura umana, come quella del suicida, a testimonianza di una passione per il sociale mai sopita: ora è la psiche ad essere messa a nudo, ad essere osservata, ad essere analizzata senza mascheramenti, sopratutto per quelli che sono i baratri della coscienza, i lati oscuri della memoria. Tal altra è l'attenzione ad un segno che racconta una forma, che lascia la libertà all'immaginazione di prendere i propri sentieri: vengono a disegnarsi, così, mappe per l'immaginario, il contrappunto visivo dei racconti di viaggio d'un Bruce Chatwin, la narrazione possibile d'una nostra, personalissima, Patagonia. |
Demetrio Salvi, settembre 2000 |