|
Introduzione
|
La
storia dell' arte Napoletana del Novecento é costellata di grandi
accelerazioni e di bruschi arresti; di impennate avanguardistiche e
di tenaci legami con la tradizione; di repentini successi e di colpevoli
dimenticanze; spesso é costituita da storie che convivono e scorrono
su binari paralleli, laddove sembrano appartenere a contesti culturali
temporalmente sfasati. |
![]() Nello Ammendola con Giorgio de Chirico in occasione di una delle sue personali alla Mediterranea |
Un solo dato é costante: un mercato asfittico che non ha mai veramente promosso l' attivitá artistica e che, tuttavia, non é riuscito a far tacere un fermento, nonostante tutto, persistente nel campo dell' arte. |
|
|
Nello Ammendola
afferma con grande chiarezza che la scelta di alternare mostre di Ottocento
e Novecento fu in parte dovuta a una sua convinzione profonda, ma fu anche
dettata dalla necessità di trovare un punto d' incontro con il gusto del
publico napoletano attestato su un piano conservatore. |
|
|
Prima della Mediterranea, la galleria napoletana che si é avvicinata di piú alla linea perseguita dagli Ammendola é stata la galleria Forti diretta dal pittore Giuseppe Spirito, attiva negli anni Quaranta e ormai chiusa nei primi anni Cinquanta. La Forti ebbe un ruolo non secondario all' uscita dalla guerra, in quanto non volle rompere nettamente con il recente passato, tanto é vero che vi esponevano quasi tutti i rappresentanti del Novecento napoletano, ma tentó di offrire uno spazio anche ai giovani che stavano emergendo attraverso un premio annuale. Anche altre gallerie nominate da Ammendola, come la Lauro, Il Ponte, la Mele avevano tentato di conciliare arte tradizionale, ottocentesca, e arte conteporanea, ma con risultati discontinui e una vita breve. |